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di Danielle Maion

Caterina Belletti è un avvocato di Monfalcone (Go),  presidente dell’Azienda Provinciale Trasporti (APT) di Gorizia.

Come si sente, come donna, a ricoprire il suo ruolo di presidente dell’APT?

“Non ho mai pensato e ragionato in funzione del genere, ma che il mandato mi sia stato dato per competenza. La differenza tra uomo e donna c’è ed è innegabile che il genere femminile deve sempre dimostrare qualcosa di più. Questo lo sappiamo e ci dobbiamo comportarci di conseguenza, senza farne un dramma.”

E come avvocato?

“La stessa cosa vale per il mio lavoro di avvocato. Bisogna porsi e comportarsi sapendo che una donna è un valore aggiunto perché vede le cose da un’altra prospettiva.”

Di cosa, secondo lei, ha bisogno la nostra Regione, sotto ogni punto di vista?

“Di cosa ha bisogno non la nostra Regione, ma il nostro Paese. Ci deve essere molto meno ipocrisia: la conquista dell’uso dei femminili non è una cosa fondamentale, è solo una questione di forma, mentre la sostanza rimane. Non va assolutamente enfatizzata la presenza femminile e non dobbiamo accontentarci ma dimostrare quello che valiamo. Nei Paesi governati da donne, l’emergenza sanitaria, ad esempio, è stata gestita molto bene e i governi sono migliori rispetto a tanti altri gestiti da uomini.”

Quanto e come una donna può dare valore aggiunto nella propria professione?

“Non c’è niente di particolare da fare. Bisogna solo essere competenti e capaci, nel vero senso della parola. Non si deve mai fare venire il dubbio che una posizione è stata raggiunta per “norma” e non per merito. La donna ha una visione più lungimirante e prospettica: questo è il suo valore aggiunto.”

Ha mai subito atteggiamenti maschilisti?

“Atteggiamenti maschilisti non sono certamente rari e li ho subiti anch’io ma li ho degnamente rimbalzati. A volte basta dare la risposta giusta al buon momento. Le provocazioni vanno ignorate e combattute con i fatti. La nostra vera arma è essere preparate.”

Come vede il ruolo della donna in FVG?

“La nostra Regione è sempre stata avanti. Già ai tempi dell’impero austroungarico, mia bisnonna era emancipata. Non ho mai subito difetto di emancipazione sia per il contesto familiare sia per quello triestino che è sempre stato molto aperto. Le uniche discriminazioni che ho potuto percepire sono sempre state legate a uno stilema nazionale, come possano essere le cosiddette quote rosa, un vero e proprio patto di genere che non riconosce certamente il merito di una donna. Direi quindi che il contesto regionale è sostanzialmente positivo per quanto riguardo il ruolo della donna.”

E nella vita privata?

“Lì, comandano i sentimenti.”